Vincenzo Arborea

Era più fragile di quanto volesse far credere Vincenzo Arborea, 16 anni, il ragazzo suicida presso la comunità di recupero minori “Cento Passi“, un nome che riporta alla memoria Peppino Impastato, che pagò con la sua vita la ribellione alla criminalità, alla mafia. La stessa criminalità che ha portato via all’amore di una madre Vincenzo Arborea, anche sé lui aveva scelto la parte sbagliata.

Il ragazzo era ospite della comunità perché ritenuto colpevole di almeno due rapine: la prima, insieme a dei complici, avrebbe sottratto un iPhone a un ragazzo di Scafati. L’altra rapina sarebbe stata compiuta ai danni di una coppia di Pompei.

Il giudice era stata clemente con Vincenzo Arborea

Nonostante a gravità dei reati contestati a Vincenzo Arborea, il giudice dei minori non aveva avuto la mano pesante: per lui aveva disposto la detenzione in una comunità di recupero. È tra le mure della comunità che emerge con forza dirompente la fragilità del ragazzo nato in un quartiere che di certo non aiuta: il Piano Napoli di Boscoreale, una sorta di Bronx dove persone oneste e criminali incalliti vivono gomito a gomito. Prendere la strada sbagliata per un ragazzino, è una eventualità di cui tener conto. Crescere in un contesto sociale talmente disagiato molto spesso ti segna il destino.

La fuga dalla comunità

Domenica scorsa Vincenzo Arborea è scappato dalla comunità, si è presentato al Piano Napoli, a casa. Voleva partecipare alla funzione religiosa per il trigesimo della scomparsa della sorella. Un dolore che si era aggiunto a un altro grave lutto: la perdita del padre.

Il tribunale gli aveva negato il permesso. Vincenzo non poteva accettarlo, lui in quella comunità non voleva più starci. Lo aveva detto alla mamma domenica scorsa, quando lo ha riaccompagnato ai Cento Passi e lo ha ribadito nel biglietto d’addio.

A quel punto il ragazzo ha visto la morte come unica via di fuga da quella prigione che era diventata la sua vita. Dovunque sarebbe andato, le sbarre se le sarebbe portate dentro perché prima del giudice, era stata la vita stessa a condannarlo. Vincenzo si è stretto una corda al collo e l’ha fatta finita.

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