Iron Maiden tour 2022

Difficilmente la recensione di Senjutsu (acquista l’album qui) metterà d’accordo tutti i fan degli Iron Maiden. Sembra proprio che il diciassettesimo studio album della Vergine di Ferro provocherà un acceso dibattito, anzi, è già accaduto. Sono stati sufficienti i due singoli pubblicati, nell’ordine, “The writing on the wall” e “Stratego” per far sorgere immediatamente due fazoni tra chi ha osannato la band e chi invece ha sparato subito a zero sulle nuove composizioni di Steve Harris e soci.

Che Senjutsu sia un album diverso e per certi versi atipico per le classiche cordinate degli Iron Maiden lo aveva già lasciato intendere Bruce Dickinson. La band, però, sa di essersi presa un rischio calcolato poiché comunque andrà, sarà un successo… come si suol dire.

Senjutsu è il nuoco album degli Iron Maiden
Senjutsu – Iron Maiden

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La recensione di Senjutsu – Iron Miden CD 1

Senjutzu

Senjutzu si apre con la titletrack. La prima cosa che balza all’orecchio è il drumming Nicko McBrain ma poi l’attenzione dell’ascolttore viene catturato da soluzioni melodiche per certi versi indediti per gli Iron Maiden. C’è una “drammatcità” di fondo. Sicuramente questo è uno degli episodi dell’album che merta maggior attenzione e soprattutto più ascolti. Tuttavia la sensazione è difficilmente incontrerà i favori dei fan di vecchia data.

The writing on the wall

The Writing On The Wall è il primo singolo estratto da Senjutzu. Il brano è stato preceduto da una sorta di enigma andato avanti per giorni con i fan che ai aggrovellavano sulla soluzione.

Ma andando nei dettagli della canzone, il riff all’inizio ha quel non so ché di southern. Questo, però, sfuma dopo aver spiazzato l’ascoltatore medio degli Iron Maiden che con il procedere del brano riconosce la sua amata band o quanto meno i Maiden degli ultmi album.

The Writing On The Wall, per quanto non possa essere rappresentante del vero Maiden sound, è comunque godibil. Ha un ritornello che dal vivo certamente sarà cantato a squarciagola dal pubblico, anche se lungi dall’essere una canzone memorabile.

Stratego

Leggendo i commenti in rete, Stratego ha fatto centro. Gli elogi si sprecano all’inverosimile, anche se sinceramente non ne capiamo il motivo.

Chissà forse dopo aver ascoltato una band per 35 anni di fila, diventa più difficile esaltarsi soprattutto per quello che in fin dei conti ci sembra un brano modesto.

In precedenza avevamo detto di Stratego che ci ricordava una outtake di Brave New World per struttura e sound. Giudizio che confermamo dopo ripetuti ascolti.

Insomma, davvero troppo poco per esaltarsi all’inverosimile come ci è capitato di leggere nei commenti di molti fan in preda ad eiaculazioni evidentemente precoci.

Lost in a Lost Word

Lost in a Lost Word è il primo dei quattro pezzi della tracklist di Senjutsu scritti interamente da Steve Harris. È un pezzo mid tempo che si caratterizza per una prima parte degna di X Factor, album fin troppo sottovalutato e che invece a nostro giudizio è uno dei migliori lavori della band. Successivamente emergono i richiami a Brave New Wold e infine trova spazio anche una citazione di Dance of Death. Non mancano i cambi di tempo per un brano godibile ma che non fa saltare dalla sedia.

Days of Future Past

Con Days of Future Past la band si mantiene sulle coordinate di The Book of Souls. Non è un pezzo veloce ma il ritmo è comunqe sostenuto. Brano orecchiabile, ottimo assolo, sicuramente una canzone ben riuscita che lascia ben sperare per il prosieguo dell’ascolto.

The Time Machine

The Time Machine sembra arrivare direttamente dalle recording session di Dance Of Death. Qui la mano di Janick Gers che ha scritto la song in collaborazione con Steve Harri, è riconoscibilissima. The Time Machine ci mette un po’ a decollare, esattamente 3 minuti e 7 secondi. Quasi viene voglia di passare alla canzone successiva, ma per fortuna la situazione cambia. È vero, è qualcosa di già sentito a parte l’inedito utilizzo dell’effetto whammy.

Iron Maiden Senjutsu CD 2

Darkest Hour

La recensione di Senjutsu, parte 2 comincia con la canzone Darkest Hour, un titolo che potrebbe far pensare a un altro brano influenzato da The X Factor ma non è così. Tuttavia le citazioni a lavori passati non mancano, in questo caso si tratta di A Metter of A Life and Death. Ad essere sinceri il brano ci ha lasciato parecchio indifferenti, siamo rimasti in attesa che decollasse ma nonostate alla voce ci sia un pilota d’aerei, ciò non è accaduto.

Death of the Celts

Quando si ascolta a Death of the Celts è difficile non pensare a The Clansman, almeno per quanto riguarda l’intro. La differenza è che in questo caso il brano presenta una struttura più intricata e sfocia in territori vagamente prog. Non venite a dirci che intorno all’ottavo minuto non torni a farsi vivo (contraddizione in termini pr uno spettro) il fantasma di William Wallace. Si tratta del secondo pezzo scritto in solitudine da Steve Harris come i successivi due che completeranno Senjutsu.

The Parchment

The Parchment è un altro brano che rimanda alla memoria A Materrer of Life aand Death che probabilmente tarda più del dovuto a esplodere. Vi toccherà aspettare un decina di minuti. Qualcuno potrebbe cogliere qualcosina di Powerslave (la canzone non l’intero album) ma probabilmente si tratterebbe di una forzatura. Niente di eccezionale con assoli che sanno di già sentito.

Hell on Earth

La recensione di Senjutsu, così come il nuovo album degli Iron Maiden, si conclude con Hell on Earth. Si tratta di un pezzo sufficientemente movimentato e in grado di far saltare il pubblico dall’inizio alla fine. Anche in qusto caso non si tratta di un pezzo che fa impazzire ma risulta comunque piacevole all’ascolto.

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Recensione Senjutsu – Conslusioni e voto

Siamo arrivati al momento di tirare le somme di questa lunga review di Senjutsu track by track. Si tratta sicuramente mente di un buon album ma niente di più e sinceramente il risultato era scontato, visto che parliamo di una band ultrarodata che “conosce il mesteiere”.

Sono da lodare i tentativi di proporre qualcosa di diverso pur restando sempre e comunque fedeli alla linea (quella post reunion), ma quanto ci mancano i vacchi album. A conti fatti The Writing on the Wall è uno dei pezzi meglio riusciti a nostro giudizio.

È innagabile che tutto Senjutsu viva di autocitazioni, tuttavia deve essere altrettanto comprensibile che dopo più di 40 anni di carriera diventa difficile non cadere in certi “tranelli”, soprattutto con una lineup immutata nel tempo.

Almeno loro, gli Iron Maiden, ci provano a regalaci nuova musica e noi pr questo non smettermo mai di ringraziarli. Però a questo punto dobbiamo porci una domanda e darci anche la risposta. Senjuttsu è un album heavy metal? No! Risposta secca la nostra.

Lasciamo perdere Kevin Shirley

Inutile dire la nostra sul lavoro di Kevin Shirley. Ormai lo conosciamo ed è inutile aspettarci qualcosa di diverso. Poi possiamo prendercela con lui quanto ci pare, ma non dimentichiamoci che l’album è coprodotto da Steve Harris e l’ultima parola non è difficile immaginare spetti proprio al papà degli Iron Maiden.

A proposito vista la sua fissazione di inserire le tastiere ovunque, almeno si affidasse a un tastierista vero perchè c’è una differenza tra chi le usa per creare un tappeto sonoro e chi uno zerbino.

In definitiva a conclusione della nostra review su Senjutsu possiamo dire che si tratta di un buon album meritevole di un 7 pieno, ma non pretendiamo che facca impazzire chi la band la segue da decenni, per non dire fin dagli esordi perchè troppo spesso si ha la sensazione di deja vu, tanto per citare uno dei loro brani meno noti.

RECENSIONE IN AGGIORNAMENTO

Di Vincenzo Borriello

Direttore responsabile

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