Mufloni: la cucciola Gigliola condannata a morte - Notizioso
Il cucciolo di Muflone Gigliola rischia di morire

Tiene banco la situazione dei mufloni sull’isola del Giglio e la cucciola Gigliola, suo malgrado è diventata il simbolo di un massacro ingiusto, spietato perpetrato da gente che, ignora o peggio, finge di ignorare che anche gli animali soffrono. La crudeltà dell’uomo si manifesta in tanti modi e l’accanimento sugli animali, ritenuti cose più che esseri viventi, non è una novità. Gigliola è rimasta probabilmente orfana. La cucciola di muflone è stata vista aggirarsi sull’isola del Giglio da sola.

La solitudine, una condizione che per un esserino del genere sa di condanna a morte. Lo sa bene il dottor Massimo Vacchetta, veterinario del Centro Recupero Ricci La Ninna. Il veterinario riserva ben poche speranze di vita per il piccolo muflone, poche le speranze che possa vedere la primavera se non si interviene.

I cuccioli di muflone, spiega il veterinario, sono dipendenti dalla mamma per diversi mesi dopo lo svezzamento, in più hanno bisogno di stare in un gregge. L’unica possibilità di sopravvivenza è catturare Gigliola e aggregarla al gregge di 6 mufloni risparmiati dai cacciatori incaricati dell’abbattimento.

Abbattimenti che per adesso sono solo sospesi. Purtroppo la traslocazione non è garanzia di benessere per gli animali. Non lo è soprattutto con i metodi utilizzati sull’Isola del Giglio.

Qui quei pochi mufloni risparmiati sono stati catturati con i lacci e non ci si è preoccupati di riunire il gregge e soprattutto mettere insieme mamme e figli.

Abbattimento mufloni sull’Isola del Giglio: le critiche degli scienziati

Non solo contro l’abbattimento dei mufloni ma anche contro la traslocazione si sono schierati diversi esperti. Tra questi anche l’Ordine Nazionale dei Biologi che sottolinea come questa operazione sia priva di basi scientifiche.

Dure le critiche del ricercatore Kim Bizzarri:

Le catture e le traslocazioni andrebbero fatte con criterio, tenendo in considerazione il benessere degli animali e non solo gli obiettivi del progetto. È ironico come il programma UE, che cofinanzia al Giglio la condanna a morte non solo dei mufloni, ma anche di altri animali e specie vegetali presenti da tempo sull’isola si chiami LIFE, che inglese significa ‘vita’, quando non sembra fare altro che seminare morte nel nome della scienza. Nessuno nega l’importanza e la necessità di gestire le specie alloctone, ma la morte o il loro esilio non rappresentano l’unica soluzione.

I favorevoli alla mattanza

Al partito della mattanza dei mufloni è iscritto con orgoglio il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli. Secondo il primo cittadino i mufloni sono responsabili di grossi danni alle coltivazioni e precisa che non sono una specie autoctona.

A portare gli animali sull’isola negli anni ’60 fu un farmacista di Pisa che aveva messo in piedi un allevamento per poi rivendere i mufloni. Abbandonato il podere dove gli animali erano stati sistemati, questi un bel giorno di un decina di anni fa si sono liberati.

Favorevole alla mattanza anche il Presidente del Parco Arcipelago Toscano Giampiero Sammuri che precisa come i mufloni appartengano alle specie animali cacciabili. I mufloni non sono rischio estinzione e tantomeno sono specie protetta precisa che:

La Regione Toscana ha redatto un piano di abbattimento per il muflone che in quest’annata ne prevede 434, in attività venatoria. Dispiace che a fronte di questo grande sforzo fatto anche per venire incontro alla sensibilità degli animalisti, ci siano tutte queste critiche nei nostri confronti, anche di stampo negazionista dicendo che il muflone è stato portato al Giglio perché in via di estinzione, quando invece è specie aliena e invasiva.

L’abbattimento di mufloni finanziato dall’Unione Europea

Complice del massacro dei mufloni e della terribile fine della cucciola Gigliola è l’Unione Europa che nell’ambito del progetto Life LetsGo ha finanziato la mattanza con 1,6 milioni di euro.

Ufficialmente scopo del progetto è migliorare la biodiversità sull’Isola del Giglio. Intenti che, come detto, gli esperti non ritengono tali.

Fonte La Nazione

Di Vincenzo Borriello

Direttore responsabile

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