La sostenibilità è oggigiorno un tema molto diffuso che non si può ignorare, per questo motivo parliamo anche di moda sostenibile. Molti sono i cittadini che si impegnano per dare il loro contributo in questa lotta che non sembra vedere una fine. Avere uno stile di vita sostenibile implica ogni aspetto della quotidianità e una serie di scelte etiche da adottare per effettuare un cambiamento. Dunque, per essere sostenibili non basta fare la raccolta differenziata e usare la borraccia al posto della bottiglia di plastica. È necessario, anche, fare attenzione quando si fa la spesa, quando si fa shopping, quando si compra un profumo, quando si comprano dei giocattoli, quando si sceglie un mezzo di trasporto piuttosto che un altro.

Non sempre, però, queste scelte sono semplici e alla portata di tutti. Difatti, spesso, per poter adottare questo tipo di accortezze è necessario un intervento a monte da parte dei governi o delle multinazionali. Questi, infatti, dovrebbero adottare in primis delle politiche sostenibili, in modo da mettere i cittadini nella condizione di poter effettuare delle scelte sostenibili per la loro quotidianità.

L’impatto del fast fashion

Fast Fashion: significato, impatto e pro e contro

L’impegno dell’UE per una moda sostenibile è una scelta che vuole contrastare l’ormai inarrestabile successo del cosiddetto fast fashion. Si tratta di aziende che producono capi di abbigliamento di bassa qualità e li vendono a prezzi altrettanto bassi.

Dunque, essendo la qualità molto scadente è necessario comprare molto spesso nuovi capi e buttare quelli precedenti, come se i vestiti fossero usa e getta. È facile comprendere, come questo tipo di vendita sia dannosa per il nostro ambiente. Basti solo pensare che l’impatto dei prodotti tessili sull’ambiente è al quarto posto in Europa dopo cibo, alloggio e trasporti.

Nel corso degli ultimi 20 anni circa, la produzione di abbigliamento è raddoppiata e ogni anno i cittadini europei buttano circa 11 chilogrammi di abbigliamento pro-capite. Ciò vuol dire, che vi è un’elevata percentuale di microplastiche non riciclabili rilasciate nell’ambiente che provengono da abbigliamento in poliestere o acrilico.

Il progetto dell’Unione Europea sulla moda sostenibile

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Tra le varie iniziative del Green Deal l’Unione Europea punta anche sulla moda sostenibile. Nello specifico, l’obiettivo è quello di sviluppare una moda più sostenibile che abbia un impatto minore sull’ambiente e le cui materie prime siano reperibili all’interno dei 27 Stati Membri.

In quest’ottica si prevede un aumento della qualità dei prodotti, rispetto a quelli del fast fashion, che però durino nel tempo. In questo modo si otterrebbe un vantaggio non solo ecologico, ma anche economico.

L’Unione Europea, dunque, ha annunciato nuove norme per quanto riguarda il ramo dell’abbigliamento che mirano a contrastare la moda “usa e getta“. Queste nuove norme comprendono dei nuovi comportamenti da parte dei venditori, infatti sempre più spesso questi si orientano verso il riciclo, il riuso e il reselling.

La strategia UE in 5 semplici punti

L’UE ha sintetizzato in cinque punti gli obiettivi più urgenti ed importanti da raggiungere entro il 2030 per dare una svolta verso la sostenibilità alle industrie tessili. Vediamo quali sono:

  1. Ecodesign: progettazione sostenibile. I prodotti dovranno essere di qualità, capaci di durare nel tempo, privi di sostanze chimiche, riciclabili, predisposti al riutilizzo e facili da riparare. Per questo ultimo punto è previsto che al cliente vengano forniti i mezzi per riparare i capi, come filo, ago, bottoni.
  2. Responsabilità estesa dei produttori: le aziende di moda sono coinvolte in ogni passaggio della produzione, dalla realizzazione, al commercio fino al riciclo. Tutti dovranno collaborare per conferire meno materiale possibile in discarica preferendo il riciclo o, al massimo, gli inceneritori.
  3. Tracciabilità e trasparenza della filiera tessile: ogni azienda deve essere trasparente sull’impatto ambientale dei suoi prodotti, i materiali utilizzati, l’eventuale utilizzo di sostanze chimiche e anche le condizioni dei lavoratori.
  4. Nuovi modelli di consumo: l’UE si impegna a fornire incentivi per supportare il riciclo, la manutenzione e la buona qualità dei prodotti. Si tratta di incentivi predisposti per l’innovazione delle tecniche di produzione e dei materiali. Inoltre assisteremo anche alla nascita di nuovi posti di lavoro nel settore della sostenibilità come manutenzione e riparazione.
  5. Coinvolgimento dei consumatori: cambiamento culturale nell’acquisto di capi di abbigliamento. Promozione di acquisti consapevoli, con etichette chiare ed educazione al greenwashing.

Ulteriori obiettivi per una moda sostenibile

Oltre agli obiettivi appena elencati l’Unione Europea ha posto l’accento anche su altri aspetti critici del settore moda. L’UE ha stabilito l’installazione di hub di riciclo a disposizione delle aziende tessili, si tratta di un incentivo volto a favorire la rilocalizzazione in Europa delle catene di produzione.

L’UE è anche propensa ad attuare delle riforme strutturali e a erogare finanziamenti per digitalizzare l’intero settore. Un’ulteriore obiettivo è quello di inserire a livello di istruzione scolastica dei corsi e programmi formativi volti a formare delle figure professionali esperte di sostenibilità e innovazione responsabile.

2 pensiero su “Moda sostenibile: l’impegno dell’UE entro il 2030”
  1. Molto interessante, soprattutto il riuso, se un indumento è bello e in buono stato perché toglierlo di mezzo solo perché già messo?

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