Lettura filosofica della guerra Russia Ucraina

La guerra tra Russia e Ucraina rappresenta l’anticamera fenomenologica del gradino più
basso dell’ontologia dell’esistenza umana. Lo stesso Heidegger, discepolo e adepto, seppur
discostato, dell’antesignano e padre filosofico del concetto di decadenza europeo, il filosofo ebreo Edmund Husserl, chiamava il Dasein, ovvero l’esserci (l’uomo per intenderci) anche esser-per-la-morte. In quanto l’essere umano essendo ontologicamente (e non onticamente come semplice presenza) gettato nel mondo, non conosce altro sistema evolutivo che quello di smettere di essere.

La guerra in Ucraina non fa che accentuare la manifestazione della mai come ora spietata
machenschaft heideggeriana, ovvero la macchinazione nell’era della modernità, in breve tutto ciò che regola il contemporaneo, compresa la geopolitica.

I popoli si autodistruggono quasi come esigenza morale del loro esistere, ingarbugliandosi in frammenti di peccati originali. Chi ha invaso prima chi? Chi ha commesso prima cosa? Come se il male altrui potesse intrinsecamente annichilire e giustificare atti beceri ed immorali.

Heidegger parlava di autoannientamento metodico-riflessivo di un popolo, quasi come necessità storica. Avviene lo stesso cento anni dopo, l’eterno ritorno di Nietzsche, il pantarei di Eraclito, il
giudizio di Kant. Ma è davvero inevitabile questo scontro di interessi, che alla pari di forze
empedoclee minaccia di soggiogare gli equilibri planetari?

Diceva Jean Paul Sartre che il non essere nihil (nulla) -non è- in quanto precedentemente è stato, non si nullifica ma è nullificato. Motivo per il quale se qualcosa avviene è perché ha i giusti presupposti causali per manifestarsi fenomenicamente.

La guerra Russia – Ucraina e il rischio del conflitto nucleare

E’ possibile che un rischio, quello di un conflitto nucleare, da risultare lontano se non addirittura
nullo, si verifichi solo perché già empiricamente sperimentato in passato?

Purtroppo si, in quanto l’uomo è un animale ripetitivo, che impara dal passato ahimè, anche come sbagliare ancora, siamo quindi dinanzi al declino dell’essenza europea, dell’egemonia morale dell’Occidente? Husserl diceva:  


La crisi dell’esistenza europea ha solo due sbocchi: il tramonto dell’Europa, nell’estraniazione rispetto al senso razionale della propria vita, la caduta nell’ostilità allo spirito e nella barbarie, oppure la rinascita dell’Europa dallo spirito della filosofia, attraverso un eroismo della ragione capace di superare definitivamente il naturalismo. Il maggior pericolo dell’Europa è la stanchezza. Combattiamo contro questo pericolo estremo, in quanto ‘buoni europei’, in quella vigorosa disposizione d’animo che non teme nemmeno una lotta destinata a durare in eterno; allora dall’incendio distruttore dell’incredulità, dal fuoco soffocato della disperazione per la missione dell’Occidente, dalla cenere della grande stanchezza, rinascerà la fenice di una nuova interiorità di vita e di una nuova spiritualità, il primo annuncio di un grande e remoto futuro dell’umanità:perché soltanto lo spirito è immortale.

Basterà soltanto la consapevolezza a salvare l’Europa? Non intesa come mera occidentalità, bensì come metodo univoco di rivalsa bioetica capace di indiare l’essere umano? O invece sarà
l’autodistruzione da quaderni neri di Heidegger ad avere la meglio?

La scelta di Kierkegard

Una cosa è certa, in questo mondo meritevole dei peggiori epiteti dell’Apocalisse di Giovanni
(pestilenza, guerra, fame, morte) non basta avere misericordia, non basta essere caritatevoli, serve prendere una posizione, l’uomo è animale etico e dunque ha il dovere assoluto di fare una scelta direbbe Soren Kierkegaard, padre biologico del proto-esistenzialismo.

Purtroppo la scelta non è facile, anzi non è fattibile. L’uomo perde le sue forze morali a causa del circolo vizioso dentro il quale il suo passato lo ha inserito, proprio come afferma Zelensky il presidente Ucraino (il quale, è doveroso sottolineare, come Leonida dai Persiani sta in queste ore da 11 giorni eroicamente proteggendo Kiev dai neo Bolscevi-zaristi, o meglio ancora dai Nazi-bolscevichi) durante la fiction da lui in passato interpretata:

Sai chè c’è? Che sono stufo, sono stanco, sai perché abbiamo vite di merda? Perchè la nostra
scelta comincia quando andiamo a votare. Lo capisci? Non c’è nessuno da scegliere. Scegliamo tra
due merde, è così da 25 anni. E sai cosa è stupefacente? Che non cambierà nulla.


La scelta di cui parlano Kierkegaard e Zelensky paradossalmente è la stessa. Purtroppo però
Kierkegaard, un pastore protestante norvegese vissuto di secoli fa, non avrebbe mai potuto pensare, che oggi, nel futuro dell’illuminazione cognitiva, tra tutte le scelte che abbiamo, non ce n’è neanche una che si avvicini lontanamente al secondo dei suoi tre stadi esistenziali, quello dell’etica, non del bene, ma del giusto.

Guerra Russia – Ucraina: il diritto di scelta

Scegliere l’americanismo atlantista del laissez faire sfrenato della Nato piuttosto che il neo-bolscevismo gretto e pudico degli ex sovietici non comporterà mai un aut-aut definitivo,
citando Kierkegaard, una presa di posizione etica, tra bene e male, semmai un’etica degna del più bieco anarco individualismo stirneriano, basata sull’egoismo morale del “faccio ciò che mi è utile”, in quanto nessuna delle due fazioni rappresenta il bene, a differenza di quello che accadde in passato.

Basti pensare alla Turchia, membro della Nato, rappresenta forse un esempio da seguire
solo perché fa parte di quest’ultima? Io credo che chiunque dentro sé sappia la risposta.

Ma in un mondo in cui, anche semplicemente avere il diritto di scelta non è concesso e scaturisce morte da entrambi i lati, in un mondo in cui, il bene, l’onestà, la morale, sono nascosti dagli interessi, che anche se velatamente, sporcano la nostra scelta, e allora cosa importa, se scegliere la Nato o la Russia in entrambi i casi conduce alla guerra?

Il rischio che corre l’Ucraina è quello di subire una guerra nella propria terra per nulla, per aver scelto il male minore, come afferma senza rendersi conto di essere profetico il suo presidente nel monologo della fiction.

Tu, mio padre, io stesso sceglieremo di nuovo una merda e diremo: Si vabbè è un po’ merda, ma è
meno merda degli altri!

Se la scelta onticamente è, dunque equivale ad una non-scelta, se l’uomo non può più scegliere,
non ha un arbitrio e diviene animale. Un animale ignorante (in senso socratico), ripetitivo, e
soprattutto, con le mani sporche di sangue.


Di Vincenzo Borriello

Direttore responsabile

Un pensiero su “Guerra Russia Ucraina: Zelensky e la scelta di Kierkegaard”

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